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Paragrafo 3 . Il concetto di "Rinascimento".

     
La   nuova   cultura   ebbe  le  sue  pi  significative   espressioni
nell'architettura e nelle arti figurative. In questi  campi,  infatti,
trovarono  una  concreta e visibile applicazione  sia  le  indicazioni
ricavate  dallo  studio  dei  testi e dei resti  materiali  del  mondo
classico,  sia  una  pi  scientifica  osservazione  della  realt   e
l'individuazione

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di   norme   matematiche   e   geometriche  utili   a   rappresentarla
realisticamente e a modificarla secondo le esigenze dell'uomo.
     Grandi  architetti  come  Filippo Brunelleschi  e  Leon  Battista
Alberti  costruirono  chiese,  edifici  civili,  palazzi  e  ville,  e
progettarono  opere  pubbliche, piazze e intere citt,  che,  oltre  a
magnificare la potenza dei committenti, erano espressione di una nuova
cultura  architettonico-urbanistica, ispirata  ai  modelli  dei  mondo
classico  e  fondata  su  ideali di armonia  e  di  funzionalit.  Nel
frattempo,  negli affreschi, nei quadri e nelle sculture  di  eminenti
artisti  come  Masaccio,  Piero della Francesca  e  Donatello,  grazie
all'applicazione  delle  leggi della prospettiva,  figure  e  paesaggi
venivano rappresentati cos come erano osservati nella realt.
     Le   opere   degli   artisti   e   degli   architetti,   concrete
manifestazioni della nuova cultura, alimentarono nei contemporanei  la
consapevolezza, per altro espressa anche negli scritti dei  letterati,
che  si stesse vivendo un'epoca nuova: una specie di "rinascita"  dopo
la media aetas, l'et di mezzo che aveva oscurato l'antichit classica
ora recuperata e presa a modello.
     A  tale  consapevolezza corrispondono le valutazioni espresse  da
alcuni   storici  dell'Ottocento,  che,  a  proposito  della   civilt
culturale ed artistica fiorita in Italia e da qui diffusasi in  Europa
fra   la  met  del  Trecento  e  la  fine  del  Cinquecento,  parlano
espressamente  di "Rinascimento", inteso appunto come rinascita  dalle
tenebre del Medioevo, scaturita quasi dal nulla per estendersi a tutti
gli  aspetti  culturali, politici e sociali. Il principale sostenitore
di  questa particolare visione storica fu lo svizzero Jacob Burckhardt
(1818-1897),  anche  se  il  termine  "Rinascimento"  fu  coniato  dal
francese  Jules Michelet (1798-1874); lo storico svizzero credette  di
riconoscere  nei  grandi personaggi del tempo, principi,  pensatori  o
pittori  che  fossero, un comportamento libero ed individualistico  di
stampo moderno, ormai svincolato dall'ambito angusto e gerarchico  nel
quale si erano mossi gli uomini del passato Medioevo.
     La  critica  storica  contemporanea non  condivide  questa  tesi:
molti studiosi affermano che la cesura fra Medioevo e Rinascimento non
fu  cos  netta  e  che  in  Europa, fra i  secoli  quattordicesimo  e
sedicesimo  -  ma  alcuni  di essi ne estendono  l'ultimo  termine  al
Seicento,  quando  non  al Settecento -, la  cultura  e  la  mentalit
collettiva  subirono certamente un profondo mutamento, ma  graduale  e
progressivo. Altri fanno notare che la transizione verso  un  pensiero
pi  moderno  non  fu uniforme nelle sue componenti, non  conobbe  gli
stessi  tempi e modi per i diversi ceti sociali, n si attu  in  modo
omogeneo dal punto di vista geografico.
     Tesi  ancora pi radicali negano l'esistenza stessa di un periodo
rinascimentale,   affermando  che  senza  le  innovazioni   realizzate
nell'et  medievale  non si potrebbe parlare di  "Rinascimento";  come
senza  "Rinascimento" non si sarebbe potuta verificare la  rivoluzione
scientifica del Seicento.
     In  sostanza il termine "Rinascimento", un tempo simbolo  e  mito
della  passata  grandezza  della cultura italiana,    stato  via  via
ridimensionato,  e  se nell'Ottocento denotava  un  periodo  unico  ed
irripetibile della cultura umana - i secoli quindicesimo e  sedicesimo
-  oggi  rappresenta pi semplicemente un'importante fase di passaggio
nell'accidentato cammino verso il mondo moderno.
